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Mostra "Vajont: Paesaggio ed Architettura a 50 anni dal Disastro" a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Friuli Venezia Giulia

 

La sera del 9 ottobre 1963 un tragico evento ha devastato la piccola valle montana del Vajont,
situata all’estremo lembo occidentale del Friuli, e ha cancellato la cittadina di Longarone,
nella valle del fiume Piave, posta di fronte e sotto la diga del Vajont, costruita fra il 1957 e
il 1960.
La tragedia ha provocato 2000 mor ti.
Cinquant’anni da allora non sono bastati per accertare precisamente le responsabilità: se la
frana, che ha violentemente spostato quasi 50 milioni di metri cubi d’acqua, fosse prevedibile;
se i lavori per la realizzazione della diga e il riempimento del bacino artificiale l’avessero
provocata o solo accelerata. E’ certo però che sia prima che dopo il disastro molte Istituzioni
hanno largamente mancato nella loro funzione di garantire la giustizia, l’equità, il rispetto
delle persone. I “provvedimenti straordinari” dopo la catastrofe, in un’Italia all’epoca troppo
occupata dal boom economico, non furono sempre efficaci e crearono in questa valle più
disagio che sollievo, più ingiustizie che equità, divisioni e tanto risentimento.
Finita la fase dell’emergenza, durata moltissimi anni, la valle del Vajont conserva beni
culturali e paesaggistici che meritano di essere conosciuti e valorizzati, fra questi la sua
singolare collocazione orografica e geografica “sospesa” a quota 700 metri e appartata
nell’incantevole contesto delle Dolomiti Friulane, le architetture di pietra, le sue genti
orgogliose per avere resistito “a mani nude” prima contro gli espropri della SADE, che
ha realizzato il bacino artificiale, e poi contro lo “sfratto” e la “depor tazione” ordinati dal
Ministero dei lavori pubblici.
Contro “il trasferimento totale degli abitati” gli erto-cassani hanno infine vinto conservando
il diritto alla loro valle e alle loro case.
Il Vajont di oggi è il risultato di una lotta impari combattuta per molti decenni fin da prima
della costruzione della diga.
Il Vajont va conosciuto, scoperto, studiato per i valori culturali che rappresenta ma soprattutto
rispettato per la “memoria storica” che por ta con sé. Raggiungere questi obiettivi è anche
compito del MiBAC e della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli
Venezia Giulia, che a tal fine ha organizzato la mostra

La sera del 9 ottobre 1963 un tragico evento ha devastato la piccola valle montana del Vajont, situata all’estremo lembo occidentale del Friuli, e ha cancellato la cittadina di Longarone, nella valle del fiume Piave, posta di fronte e sotto la diga del Vajont, costruita fra il 1957 eil 1960. La tragedia ha provocato 2000 morti.

Cinquant’anni da allora non sono bastati per accertare precisamente le responsabilità: se la frana, che ha violentemente spostato quasi 50 milioni di metri cubi d’acqua, fosse prevedibile; se i lavori per la realizzazione della diga e il riempimento del bacino artificiale l’avesseroprovocata o solo accelerata. E’ certo però che sia prima che dopo il disastro molte Istituzioni hanno largamente mancato nella loro funzione di garantire la giustizia, l’equità, il rispettodelle persone.

I “provvedimenti straordinari” dopo la catastrofe, in un’Italia all’epoca troppo occupata dal boom economico, non furono sempre efficaci e crearono in questa valle più disagio che sollievo, più ingiustizie che equità, divisioni e tanto risentimento. Finita la fase dell’emergenza, durata moltissimi anni, la valle del Vajont conserva beni culturali e paesaggistici che meritano di essere conosciuti e valorizzati, fra questi la sua singolare collocazione orografica e geografica “sospesa” a quota 700 metri e appartata nell’incantevole contesto delle Dolomiti Friulane, le architetture di pietra, le sue genti orgogliose per avere resistito “a mani nude” prima contro gli espropri della SADE, che ha realizzato il bacino artificiale, e poi contro lo “sfratto” e la “deportazione” ordinati dal Ministero dei lavori pubblici.

Contro “il trasferimento totale degli abitati” gli erto-cassani hanno infine vinto conservando il diritto alla loro valle e alle loro case. Il Vajont di oggi è il risultato di una lotta impari combattuta per molti decenni fin da prima della costruzione della diga. Il Vajont va conosciuto, scoperto, studiato per i valori culturali che rappresenta ma soprattutto rispettato per la “memoria storica” che por ta con sé.

Raggiungere questi obiettivi è anche compito del MiBAC e della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, che a tal fine ha organizzato la mostra.

La mostra sarà esposta a: 

  • Erto: 4 - 10 ottobre 2013, sede storica del municipio, via Roma. INAUGURAZIONE 4 ottobre h 11:00 apertura ogni giorno, h 10:00 - 16:00;
  • Longarone: 12 - 14 ottobre 2013 presso “Arte in Fiera”, Longarone fiere. APERTURA sabato 12 e domenica 13, h 10:00 - 19:00; lunedì 14, h 10:00 - 18:00;
  • Gorizia: 6 - 26 novembre 2013, Palazzo Comunale di Gorizia, Piazza del Municipio 1. INAUGURAZIONE 6 novembre h 18:30;
  • Pordenone: 29 novembre - 15 dicembre, Biblioteca Civica, piazza X X settembre APERTURA lunedì, h 14:00 - 19:00; da martedì a sabato, h 9:00 - 19:00;
  • Udine: 4 ottobre - 15 dicembre, Soprintendenza per i beni paesaggistici e architettonici del Friuli Venezia Giulia, via Zanon. APERTURA h 9:00 - 15:00 esclusi sabato e domenica







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